Da dove arriva la terra battuta?

Il tennis come lo conosciamo è nato sull’erba, il torneo più prestigioso (Wimbledon) si gioca ancora sull’erba. Che poi la modernità abbia portato ai campi in cemento e alle superfici sintetiche, più semplici ed economiche da mantenere, è nell’ordine delle cose. Ma come siamo arrivati a giocare sulla terra battuta, una superficie “viva” che va costantemente curata, che sporca scarpe e calzini invitando ai palleggi infiniti?

Il tennis non ha età

Se ti chiami Roger Federer, a quarant’anni puoi tornare a giocare dopo una doppia operazione al ginocchio puntando a nuove vittorie nel circuito professionistico. Se invece sei tesserato al circolo sotto casa, magari con l’ora fissa il sabato pomeriggio, dopo i quarant’anni iniziano gli acciacchi: il mal di schiena, il mal di gomito, l’infiammazione al tallone… E poi ci sono quelli come Gerald Marzorati: dopo aver fatto carriera nel giornalismo che conta (New York Times Magazine, New Yorker), a 54 anni si è messo in testa di imparare il tennis per competere ad alti livelli.

Wilson porta in campo i Minions e la Pop Art

A febbraio ha lanciato una collezione realizzata dall’artista brasiliano Romero Britto, adesso tocca ai Minions. Wilson sta provando a combattere la tristezza mondiale con una botta di allegria e di colori: per gli adulti ci sono attrezzature firmate dall’artista neo-pop brasiliano (per intenderci: un misto tra Andy Warhol e Keith Haring), per i baby-tennisti ecco racchette, borse e palline ispirate alle creature di Cattivissimo Me.

Il ritorno di Roger Federer

L’ultima volta che abbiamo visto in campo Roger Federer era il 7 febbraio 2020 a Città del Capo, in un match di esibizione contro Rafael Nadal organizzato dalla sua fondazione benefica. Sugli spalti c’erano 51.954 persone, record assoluto per una partita di tennis: a pensarci oggi, dopo un anno di pandemia e di isolamento, tremano i polsi.