Da dove arriva la terra battuta?

Il tennis come lo conosciamo è nato sull’erba, il torneo più prestigioso (Wimbledon) si gioca ancora sull’erba. Che poi la modernità abbia portato ai campi in cemento e alle superfici sintetiche, più semplici ed economiche da mantenere, è nell’ordine delle cose. Ma come siamo arrivati a giocare sulla terra battuta, una superficie “viva” che va costantemente curata, che sporca scarpe e calzini invitando ai palleggi infiniti?

Il 1997 di Steven Stelfox

Nel 1997 muore Lady Diana e Tony Blair diventa primo ministro. J. K. Rowling pubblica Harry Potter e la pietra filosofale, Dario Fo vince il premio Nobel per la letteratura. Ronaldo arriva all’Inter e vince il Pallone d’oro. I cinema proiettano Titanic di James Cameron. E poi c’è la musica: escono Be Here Now degli Oasis, Ok Computer dei Radiohed, Urban Hyms dei Verve, Time Out of Mind di Bob Dylan, Blur dei Blur, Pop degli U2, The Fat of the Land dei Prodigy, Dig Your Own Hole dei Chemical Brothers e Spiceworld delle Spice Girls.

Il tennis non ha età

Se ti chiami Roger Federer, a quarant’anni puoi tornare a giocare dopo una doppia operazione al ginocchio puntando a nuove vittorie nel circuito professionistico. Se invece sei tesserato al circolo sotto casa, magari con l’ora fissa il sabato pomeriggio, dopo i quarant’anni iniziano gli acciacchi: il mal di schiena, il mal di gomito, l’infiammazione al tallone… E poi ci sono quelli come Gerald Marzorati: dopo aver fatto carriera nel giornalismo che conta (New York Times Magazine, New Yorker), a 54 anni si è messo in testa di imparare il tennis per competere ad alti livelli.

Splendori e miserie di una rock band

12 luglio 1979, Daisy Jones & The Six suonano al Chicago Stadium davanti a una folla adorante. La mattina successiva, il supergruppo nato dall’incontro fra la band di Billy Dunne e l’ex groupie di Los Angeles non esiste più: resta solo Aurora, ancora presente nelle classifiche degli album che hanno fatto la storia del rock, e il ricordo di un tour diventato leggenda.