Valérie Perrin e il bestseller dell’era Covid

Non ricordo la settimana in cui Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin è arrivato in cima alla classifica dei libri più venduti, fatto sta che ci è rimasto per molti mesi. Ed è ancora lì, insieme al nuovo romanzo della stessa autrice: spinto dal passaparola e dai consigli dei librai, il libro ha fatto compagnia a migliaia di italiani nel periodo del lockdown e delle restrizioni più o meno dure.

Alla fine l’ho comprato anch’io. Era in bella vista al supermercato, con quella copertina scialba. C’è una donna di spalle, vestita di nero, con dei fiori in testa, davanti a lei croci e lapidi; il titolo è scritto in rosa. Il lettore tra le sue conclusioni: è un romanzo rosa ed è un libro triste, una storiella d’amore e sofferenza. E invece dentro c’è molto di più e quella copertina (per la cronaca: è molto brutta anche quella dell’edizione originale francese) non rende giustizia al romanzo.

Brutta copertina e un titolo così-così. Non avesse avuto tanto successo, mai mi sarei mai avvicinato a Cambiare l’acqua ai fiori. E avrei fatto male: il passaparola ha colpito nel segno, la storia è originale, ben scritta e commovente.

Al centro del romanzo c’è Violette Toussaint, la protagonista-narratrice che incontriamo a pagina uno nel cimitero di un piccolo paesino della Borgogna. È la guardiana del camposanto, vive lì sola da quando il marito Philippe Toussaint è scomparso senza lasciare traccia. Le tengono compagnia alcuni animali, il parroco del paese, tre becchini e tre fratelli titolari delle pompe funebri.

Abbandonata dai genitori, «bambina senza vita e senza cognome», la piccola Violette passa da una famiglia affidataria all’altra fino a quando raggiunge una certa autonomia e conosce il futuro marito in un locale in cui fa la barista. Lui è bellissimo, ma l’unione si rivela un disastro: Philippe trascorre la maggior parte del tempo fuori casa, tra moto e amanti, lasciando che sia lei a lavorare.

L’autrice ci fornisce presto queste informazioni, ci dice che Viollette e Philippe hanno avuto una figlia, ma il romanzo parte con una donna sola a guardia di un cimitero. Marito e bambina mancano all’appello. La situazione si complica quando da Marsiglia arriva un poliziotto: ha appena scoperto che la madre morta vuole essere sepolta in quel cimitero della Borgogna, vicino a un avvocato di cui non ha mai sentito parlare prima. I misteri diventano due.

Qui entriamo in territorio spoiler. Il romanzo segue due linee narrative che ci porteranno a scoprire la storia di Violette (come è arrivata in quel cimitero, che fine hanno fatto il marito e la figlia?) e quella della madre del poliziotto (chi era l’avvocato, come lo ha conosciuto, perché vuole essere sepolta con lui?). Le due linee si intrecciano nel presente narrativo, come è facile immaginare tra la guardiana del cimitero e il poliziotto c’è una certa attrazione.

A posteriori, il successo di Cambiare l’acqua ai fiori è comprensibile. Ci sono un personaggio forte e ben caratterizzato, l’eclettica Violette, e una trama altrettanto forte (il triangolo Violette-marito-figlia è un thriller che tiene con il fiato sospeso fino alle ultime pagine); ci sono amore e morte in ogni pagina, insieme a un’ambientazione affascinante e inconsueta come un piccolo cimitero di provincia nel cuore della Francia. Non è un romanzo perfetto, ma è davvero un bel romanzo.

E/O ha portato il romanzo in libreria nel 2019. Il successo è arrivato lentamente ed è esploso mentre l’Italia sprofondava nella pandemia. Cè un legame con il Covid-19 e le sofferenze che abbiamo affrontato ogni giorno? È possibile che tanti italiani, segnati dai lutti, abbiano trovato un po’ di conforto in un cimitero francese? Per dirla più chiaramente: senza il coronavirus, Cambiare l’acqua ai fiori sarebbe diventato un caso letterario di queste proporzioni? A me piace pensare di no. Così la storia del romanzo è ancora più suggestiva.

Classificazione: 4 su 5.
Valérie Perrin
Cambiare l'acqua ai fiori
E/O 2019
476 pagine, traduzione di Alberto Bracci Testasecca

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