La maledetta estate del 1963

Se c’è un libro per ogni stagione, Acqua di mare di Charles Simmons è il romanzo perfetto da leggere negli ultimi giorni di vacanza, prima di tornare al lavoro. Pubblicato negli Stati Uniti nel 1998, in Italia è arrivato nel 2010 con Rizzoli; nel 2019 è stato riscoperto da SUR, che l’ha mandato in libreria con la traduzione di Tommaso Pincio.

Ambientato nel 1963 a Bone Point, una lingua di terra immaginaria affacciata sull’Atlantico, racconta l’ultima estate felice del giovane Michael, un ragazzo di 15 anni che trascorre le vacanze insieme ai genitori e al cane Blackheart nella villa del nonno. Ogni anno il padre Peter affitta la dépendance ad altri villeggianti: nel 1963 tocca alla signora Mertz e alla figlia Zina, accompagnate dalla cagnetta Sonya.

Le inquiline sono belle e affascinanti. Michael, narratore-protagonista, si innamora a prima vista della ventenne Zina: in 135 pagine Simmons condensa le emozioni, i pensieri, le pulsioni che tutti abbiamo provato nelle lunghe estati della nostra adolescenza.

Che questa non sia una vacanza come le altre, però, lo sappiamo sin dalla prima frase del romanzo: «Nell’estate del 1963 mi innamorai e mio padre annegò». L’ombra della tragedia incombe su tutte le pagine, ogni nuotata, ogni giro in barca potrebbe essere l’ultimo. Viene da chiedersi se esista un nesso causale fra quell’amore giovanile e quella morte inaspettata, ma la risposta arriverà solo alla fine.

Acqua di mare non è tutta farina del sacco di Simmons. Come spiega Pincio nella postfazione, lo scrittore ha ripreso la struttura di Primo amore del russo Ivan Turgenev riadattando per il Novecento un racconto pubblicato nel 1860. L’operazione è perfettamente riuscita: le prove a cui ci sottopongono l’adolescenza e i primi amori sono sempre le stesse, al di là dello spazio e del tempo.

Classificazione: 3.5 su 5.
Charles Simmons
Acqua di mare
SUR 2019
146 pp, traduzione di Tommaso Pincio

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