Kavalier e Clay, vent’anni di Pulitzer

Venerdì 11 giugno verranno assegnati i premi Pulitzer. È la settimana giusta per celebrare il ventesimo anniversario della vittoria di Michael Chabon con Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay: il romanzo è del 2000, il Pulitzer arrivò l’anno dopo e fu una delle scelte più felici mai compiute dalla giuria.

Kavalier e Clay è sempre stato esaltato dalla critica. Gran parte delle recensioni si concentravano però sul tema dei fumetti, come se tutto il romanzo fosse incentrato sull’età d’oro dei comics e dei supereroi: non essendo appassionato di fumetti, né di supereroi, l’ho lasciato per anni nella wishlist. Sfruttando una campagna promozionale sui titoli della Bur, un bel giorno mi sono deciso ad acquistarlo… ed è stato un colpo di fulmine.

I fumetti sono importanti, ma dentro il romanzo di Chabon c’è molto altro: la guerra e la sete di vendetta, le persecuzioni razziali, le leggende ebraiche, gli Stati Uniti come terra promessa. Nell’eterna ricerca del Grande Romanzo Americano, Kavalier e Clay occupa un posto di assoluto rilievo.

Chabon racconta l’epopea dei cugini Joe Kavalier e Sammy Clay, dal 1939 al primo dopoguerra. Sammy abita a New York con la famiglia, Joe è nato e cresciuto a Praga; per sfuggire alle persecuzioni razziali, i genitori riescono a spedire Joe negli Stati Uniti a casa dei parenti. I cugini diventano inseparabili, scrivono e disegnano fumetti inventando il personaggio dell’Escapista, un supereroe in lotta contro l’esercito nazista. Per qualche anno il successo è clamoroso, ma quando gli Stati Uniti entrano in guerra tutto cambia: il riassunto può anche fermarsi qui, evitiamo inutili spoiler.

L’epopea di Joe e Sammy si dipana per oltre 800 pagine e la bellezza sta nell’ampio respiro della narrazione, con pagine meravigliose dedicate alla Praga degli anni trenta e alla leggenda del Golem, senza contare il viaggio di Joe verso New York che è un romanzo nel romanzo. C’è tanto Houdini, ci sono comparsate di Salvador Dalí (pagine imperdibili) e Orson Welles. Mille affluenti portano al fiume principale, due ragazzi che diventano grandi nel cuore del Novecento.

Kavalier e Clay è un mattone che ti lascia con il fiato sospeso, tra lacrime e risate. Il segreto è trattare temi drammatici – la guerra, l’Olocausto, il lutto e l’intolleranza – con un registro leggero e “pop”, una strada ripresa negli anni successivi da Jonathan Safran Foer con Ogni cosa è illuminata e Molto forte, incredibilmente vicino, altri due piccoli capolavori.

Chiudo con un appello: pubblicate una nuova edizione italiana. Al di là della copertina scialba e incomprensibile (rappresenta il Chrysler Building, ma quello che conta nel romanzo è l’Empire State Building), mi sembra che la traduzione lasci un po’ a desiderare: fra gli errori più grossolani, ricordo ad esempio una partita di football americano presentata come una partita di calcio. Il Pulitzer 2001 merita un’edizione alla sua altezza.

Classificazione: 5 su 5.
Michael Chabon
Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay
Bur 2003
832 pp, traduzione di Luciana e Margherita Crepax

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