Da dove arriva la terra battuta?

Il tennis come lo conosciamo è nato sull’erba, il torneo più prestigioso (Wimbledon) si gioca ancora sull’erba. Che poi la modernità abbia portato ai campi in cemento e alle superfici sintetiche, più semplici ed economiche da mantenere, è nell’ordine delle cose. Ma come siamo arrivati a giocare sulla terra battuta, una superficie “viva” che va costantemente curata, che sporca scarpe e calzini invitando ai palleggi infiniti?

L’ultimo a cercare una risposta è stato Rowan Ricardo Phillips in The Circuit, uno splendido reportage della stagione tennistica 2017 (il libro non è mai stato tradotto in italiano, ma se masticate un po’ di inglese non lasciatevelo scappare). L’autore, letterato fanatico del tennis, ha puntato i fari su Georges Gougoltz, l’imprenditore svizzero che nel 1867 acquistò un castello a Cannes per trasformarlo nell’Hotel Beau Site.

Tra i frequentatori dell’hotel c’erano i fratelli Renshaw, i più celebri tennisti dell’epoca: venivano dall’Inghilterra, ma il clima della Francia meridionale non favoriva l’utilizzo prolungato dei campi in erba. Stando al racconto di Phillips, i Renshaw ebbero un’intuizione geniale: «Ordinarono la maggior quantità possibile di argilla e di mattoni dalla vicina Vallauris, una piccola città con una ricca tradizione nella lavorazione della ceramica; dopo aver polverizzato il materiale, utilizzarono la sabbia fine – con i suoi tipici accenni di terra di Siena, arancio e cannella – per coprire il manto erboso. E voilà, la superficie si rivelò un successo».

I fratelli tornarono in patria più forti di prima e dall’anno successivo divennero imbattibili, macinando una serie di successi a Wimbledon. In Francia, all’inizio del Novecento, il tennis che conta si spostò da Cannes verso Nizza e Monte Carlo, ma i campi dell’Hotel Beau Site restarono iconici: l’artista John Lavery, nel 1929, li ritrasse nel celebre dipinto Tennis under the Orange Trees, Cannes.

John Lavery, Tennis under the Orange Trees, Cannes – 1929 (Sotheby’s)

La storia è suggestiva, ma non è facile capire dove finisca la realtà e dove inizi la leggenda. Una fonte preziosa per ricostruire il tennis dell’epoca è Alan Little, storico bibliotecario di Wimbledon scomparso nell’ottobre del 2017; pochi anni prima, per accompagnare una mostra ospitata all’All England Lawn Tennis Club, scrisse un libro eccezionale – The Golden Days of Tennis on the French Riviera 1874-1939 – che contiene informazioni preziose sul tennis in Costa Azzurra tra la fine dell’Ottocento e lo scoppio della seconda guerra mondiale.

«Perché l’hotel sia stato uno dei primi in Costa Azzurra a costruire campi da tennis sui suoi terreni nel 1880 – scrive lo storico – non è certo. Una possibilità è che gli ospiti inglesi che frequentavano l’area in inverno scoprirono, come altri prima di loro, che il clima eccellente era favorevole per il gioco del tennis e fecero pressioni sui proprietari perché venissero realizzati i campi». Fatto sta che i lavori partirono all’inizio dell’estate e alla fine del 1880 il tennis era già una grande attrazione al Beau Site, con tanto di tornei organizzati dall’hotel.

Com’erano i campi? Unici, scrive Little. «Erano fatti di una sabbia fine, quasi setosa, originaria di quella parte del Mediterraneo, estratta dalle montagne dell’Esterel». Erano circondati da aranci ed eucalipti, come si vede nel quadro di Lavery, e gli spettatori potevano seguire le partite seduti comodamente a breve distanza. In seguito, su un muro del giardino del Beau Site, comparve una targa – in doppia lingua, inglese e francese – per dare credito ai fratelli Renshaw dell’invenzione di quei campi.

William ed Ernest Renshaw nel 1880 (Wikipedia)

«Tuttavia – scrive Little, e del bibliotecario di Wimbledon è bene fidarsi – il riferimento alla presenza dei fratelli Renshaw e al loro intervento nella costruzione dei campi appare un nonsense, basato sulla leggenda e sul sentito dire. Questa storia è stata tramandata negli anni fino ai giorni nostri». E anche dopo, se pensiamo che il libro di Little è uscito nel 2014 e quello di Phillips nel 2018.

All’epoca, ricorda lo storico del tennis, «i due fratelli avevano meno di 20 anni e sicuramente non avrebbero avuto l’esperienza necessaria per costruire i campi, in particolare in uno strano ambiente e con materiali unici prodotti in loco».

Poi c’è il fatto che in quel periodo i Renshaw avevano altri impegni con la Royal Lancashire Militia. Nell’agosto del 1880, entrambi vennero promossi tenenti e si ritirarono dal reggimento solo nell’agosto del 1881 (William) e nel maggio del 1882 (Ernest) per dedicarsi completamente al tennis. Scorrendo i giornali inglesi e francesi dell’epoca, non si trovano tracce dei Renshaw in Costa Azzurra prima dell’ottobre 1883: da quel momento in poi divennero davvero frequentatori abituali del Beau Site, per circa 14-15 anni consecutivi. Peccato che i campi in terra battuta esistessero già da tempo.

Ci sono ottime probabilità che i primi campi in terra battuta siano comparsi a Cannes nel 1880, ma chi abbia avuto l’intuizione di stendere quel manto rosso resta un mistero. Forse fu lo stesso Gougoltz, e fa un certo effetto pensare che sia stato uno svizzero a realizzare la superficie preferita di Rafael Nadal; certamente non furono i Renshaw. La verità non la scopriremo mai, certo la terra battuta è rimasta la superficie preferita dei tennisti mediterranei. I Master 1000 di Monte Carlo, Roma e Madrid – oltre ovviamente al Roland Garros – sono lì a dimostrarlo.

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