Il 1997 di Steven Stelfox

Nel 1997 muore Lady Diana e Tony Blair diventa primo ministro. J. K. Rowling pubblica Harry Potter e la pietra filosofale, Dario Fo vince il premio Nobel per la letteratura. Ronaldo arriva all’Inter e vince il Pallone d’oro. I cinema proiettano Titanic di James Cameron. E poi c’è la musica: escono Be Here Now degli Oasis, Ok Computer dei Radiohed, Urban Hyms dei Verve, Time Out of Mind di Bob Dylan, Blur dei Blur, Pop degli U2, The Fat of the Land dei Prodigy, Dig Your Own Hole dei Chemical Brothers e Spiceworld delle Spice Girls.

Che anno, il 1997. E come lo racconta bene lo scrittore scozzese John Niven in Uccidi i tuoi amici, pubblicato nel 2008 e portato in Italia da Einaudi nel 2019. Dopo la laurea in letteratura a Glasgow, Niven ha lavorato per dieci anni nell’industria musicale: era il periodo della guerra tra Oasis e Blur, un’epoca in cui ancora ci si metteva in coda per comprare i dischi e la sola idea di un servizio come Spotify pareva fantascienza. Passato dalla discografia alla scrittura, con un background del genere, Niven non poteva che scrivere il romanzo definitivo sulla Cool Britannia.

Uccidi i tuoi amici non è per tutti. Il protagonista, Steven Stelfox, racconta in prima persona la sua vita da talent scout per un’etichetta londinese e lo fa davvero senza filtri: è sboccato, sboccatissimo, parla di sesso e droga una pagina sì e l’altra pure, esprime giudizi sulle donne che nell’epoca del #MeToo sono da arresto (se lo può permettere: è un personaggio di fantasia).

Molti lettori avranno la tentazione di chiudere il libro dopo poche pagine, perché Stelfox è DAVVERO una persona spregevole; ma se vi lascerete portare per mano fino alla fine di questa commedia grottesca, non resterete delusi. Le volgarità, la droga e la violenza (il titolo del romanzo va preso alla lettera) scivolano via, ma la nostalgia per i gloriosi anni novanta resterà a lungo dopo aver terminato la lettura.

Il servizio di Sky News sulla pubblicazione di Be Here Now, il terzo album degli Oasis. Agosto 1997.

L’autore ha firmato al tempo stesso un memoriale sulla Cool Britannia, un’inchiesta sul funzionamento dell’industria musicale e un manuale per aspiranti band che tutti dovrebbero leggere prima di inviare un demo alla EMI: «Ho un paio di paroline per voialtri lì fuori che sperate tanto di pubblicare un disco: Andate. Affanculo. No, sul serio: i vostri genitori hanno ragione. Tanto vale che spendiate i soldi usati per comprarvi le corde della chitarra in biglietti della lotteria: le possibilità saranno più o meno le stesse». Non molto incoraggiante, ma utile per non farsi troppe illusioni.

Poi, certo, ci sono anche le vicende personali di Steven. Le rivalità sul lavoro, le trasferte in pub fumosi o in mezzo al fango di Glastonbury per inseguire qualche band da mettere sotto contratto, la ricerca di una stabilità finanziaria per pagare tutti i suoi vizi. Tutto molto divertente, ma qui il tono e lo stile contano molto più dell’intreccio: quel che resta davvero è il sapore di un anno leggendario che non smetteremo di rimpiangere.

Classificazione: 4 su 5.
John Niven
Uccidi i tuoi amici
Einaudi 2019
340 pp, traduzione di Marco Rossari

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