Il tennis non ha età

Se ti chiami Roger Federer, a quarant’anni puoi tornare a giocare dopo una doppia operazione al ginocchio puntando a nuove vittorie nel circuito professionistico. Se invece sei tesserato al circolo sotto casa, magari con l’ora fissa il sabato pomeriggio, dopo i quarant’anni iniziano gli acciacchi: il mal di schiena, il mal di gomito, l’infiammazione al tallone… E poi ci sono quelli come Gerald Marzorati: dopo aver fatto carriera nel giornalismo che conta (New York Times Magazine, New Yorker), a 54 anni si è messo in testa di imparare il tennis per competere ad alti livelli.

Marzorati ha raccontato la sua storia in Late to the Ball, pubblicato nel 2017 e ora tradotto in italiano (Tardi sulla palla) da Paolo Falcone per add editore, una casa editrice indipendente che ha in catalogo altri titoli tennistici di tutto rispetto (l’autobiografia di Arthur Ashe, la storia dei grandi svedesi). Non giudico l’edizione italiana, ho letto il testo originale, ma se cercate un regalo per tennisti amatoriali alle soglie della terza età fateci un pensierino: sarà sicuramente apprezzato.

Originario del New Jersey, Marzorati inizia a seguire il tennis in tv negli anni settanta; nel 1982, con un biglietto recuperato dalla sorella, va per la prima volta a Wimbledon. Parliamo di un uomo che per addormentarsi sogna di giocare sul centrale di Parigi, Londra, New York o Indian Wells, eppure non hai mai tenuto una racchetta in mano.

Superati i cinquant’anni, decide di scendere in campo in prima persona partendo da un presupposto: il vero decadimento fisico inizia a sessant’anni, ma le capacità di apprendimento calano solo dopo i settanta. Insomma, ci sono gli spazi per diventare un buon giocatore di tennis e competere ai massimi livelli possibili per la sua categoria.

Gerald Marzorati racconta Late to the Ball in due minuti

Nel suo viaggio è affiancato dal giovane coach russo Kirill, maestro di tennis e di vita, e dalla psicologa Alexandra, autrice di un blog tennistico. La strada per diventare un giocatore è lunga (passa da un’accademia sportiva di Seattle per studiare strategia e movimenti, dalla scoperta di nuovi amici e rivali, dalla frequentazione di specialisti dei parametri biometrici): l’obiettivo finale sono i tornei, per sfidare sul campo i coetanei più forti del Paese.

Late to the Ball non è un libro per giovani. Il target, lo dicevo all’inizio, è molto specifico: tennisti amatoriali di una certa età che si interrogano sul passare degli anni, sulle reazioni del proprio corpo all’ennesima discesa a rete, sulla possibilità di migliorare servizio e rovescio alle soglie dei sessant’anni o di imparare un nuovo sport una volta raggiunta la pensione. Per tutti loro, l’esempio di Marzorati è motivo di ottimismo: non è mai troppo tardi per imbracciare la racchetta.

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