Quattro libri sulla Shoah

I libri dedicati alla Shoah sono in crescita esponenziale, in particolare nelle settimane che precedono la Giornata della Memoria. Da Primo Levi ad Anna Frank, ci sono autori che verranno letti per secoli; altre opere hanno invece meno risonanza, restano fuori dalle aule scolastiche e finiscono a prendere polvere sugli scaffali delle biblioteche. Questi quattro libri sull’Olocausto mi sono rimasti nel cuore, mi piacerebbe vederli passare di mano in mano per molti anni.

Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata

È il romanzo d’esordio di uno scrittore bravissimo. Racconta la storia di Jonathan, un ragazzo americano che va in Ucraina sulle tracce della donna che salvò suo nonno dalle persecuzioni naziste; a fargli da guida è il coetaneo Alex Perchov, insieme al nonno cieco e a un cane puzzolente. Si ride e si piange. È un’opera di finzione, ispirata a un viaggio che Safran Foer ha effettivamente compiuto dell’Europa orientale a caccia di risposte (che non ha mai trovato).

Daniel Mendelsohn, Gli scomparsi

Docente di lettere antiche, Mendelsohn racconta a sua volta un viaggio in Ucraina per scoprire la verità dietro alla morte dello zio Shmiel e della sua famiglia. L’autore sa che i parenti sono stati sterminati dai nazisti, ma non si è mai fatta piena luce su «un tradimento terrificante» di cui ha sempre sentito parlare in casa. Non è un romanzo, il viaggio lo ha compiuto davvero nell’agosto del 2001: il libro è la cronaca puntuale delle sue scoperte.

Renia Spiegel, Il diario di Renia 1939-1942

L’hanno chiamata “l’altra Anna Frank”. Renia Spiegel è un’adolescente polacca che alla fine degli anni trenta vede la sua vita stravolta dalla guerra incombente e dalle persecuzioni razziali: nel diario – riscoperto e pubblicato a decenni di distanza – racconta la lenta discesa all’inferno. Mai come in queste pagine la storia del singolo – i primi amori, i rapporti con le amiche, le giornate a scuola – si scontrano con la Storia del Novecento.

Matteo Marani, Dallo scudetto ad Auschwitz

Marani ha ricostruito la vicenda tragica di Arpad Weisz, allenatore ebreo di origine ungherese che portò il Bologna a vincere due scudetti negli anni Trenta. Nel 1938, con le leggi razziali, lasciò il lavoro e l’Italia, poi si mise a vagare per l’Europa in cerca di salvezza dalle persecuzioni naziste. Morì ad Auschwitz. La sua storia è stata a lungo dimenticata, a Marani il merito di averla riscoperta e raccontata. Federico Buffa si è basato su questo libro per uno dei suoi racconti più emozionanti e coinvolgenti.

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