Da Hogwarts a Cornucopia

«C’era una volta una minuscola nazione chiamata Cornucopia, da secoli governata da una lunga stirpe di re dai capelli biondi. Ai tempi della nostra storia il re si chiamava Teo il Temerario». Comincia così l’ultimo libro firmato da J.K. Rowling, una fiaba distante anni luce dalle atmosfere di Hogwarts che hanno fatto la fortuna dell’autrice britannica.

L’Ickabog ha una strana storia editoriale. «È stato scritto a pezzi e bocconi – spiega Rowling nella prefazione – tra un libro di Harry Potter e l’altro. Leggevo questa storia ad alta voce ai miei due figli minori quando erano molto piccoli, ma non la finivo mai». Conclusa la saga del maghetto, l’autrice si è presa una pausa dalla letteratura per l’infanzia e Cornucopia è finita in soffitta. Poi è arrivato il coronavirus, il mondo è entrato in lockdown e Rowling ha riesumato il manoscritto per pubblicarlo a puntate sul sito pottermore.com, come fosse un feuilleton. Poco prima di Natale, le case editrici (Salani per l’Italia) hanno stampato la storia arricchita dai disegni realizzati dai piccoli lettori.

Chiusa la parentesi, torniamo a Cornucopia. Re Teo il Temerario governa una nazione prospera, con quattro città famose per le altrettante specialità culinarie: la capitale Chouxville sforna dolci da capogiro, Montecaglio è la patria dei formaggi, Capocolle dei prosciutti e Jeroboam dei vini. All’estremità settentrionale c’è un luogo «noto come ‘le Paludi’, dove le uniche cose che crescevano erano dei funghi insipidi e gommosi e un’erba secca e sottile, buona solo per nutrire poche pecore smagrite».

Le Paludi sono conosciute da tutti per la leggenda dell’Ickabog, trasmessa di generazione in generazione. Si parla di un mostro multiforme, una creatura potente e difficile da annientare. Può una leggenda, oggi diremmo una fake news, far sprofondare una nazione nella dittatura?

A Cornucopia sì. I due migliori amici del re, lord Scaracchino e lord Flappone, sfruttano l’Ickabog per instaurare un regime di terrore: crescono le tasse, il popolo si impoverisce, i bambini senza genitori finiscono all’orfanotrofio, chi dubita dell’esistenza del mostro viene imprigionato (o direttamente ucciso). Il tutto all’insaputa del re, che vive barricato all’interno del castello affidandosi completamente ai lord.

Ai cattivi si contrappone l’esercito dei buoni. Sono quattro bambini – Margherita, Marta, Robi e Bernardo – a sfidare il regime, con l’aiuto di adulti valorosi decisi a riportare la pace a Cornucopia. L’obiettivo è che tutti vivano felici e contenti, al termine di una fiaba pensata per i bambini, certo, ma che lascia sul campo una quantità di morti da far impallidire le battaglie di Hogwarts.

L’Ickabog non ha niente a che vedere con la saga di Harry Potter, sono progetti distanti per ambizione e mole: i paragoni non hanno alcun senso. Questa è una fiaba di impianto tradizionale, con un mondo affascinante e personaggi memorabili, che si fa leggere con piacere senza alcuna pretesa di entrare nella storia della letteratura per l’infanzia.

Il valore aggiunto, rispetto a tanti libri per bambini, è la capacità di adattarsi alle diverse età. I più piccoli resteranno affascinati dal mondo “gustoso” di Cornucopia, i più grandi apprezzeranno le avventure dei quattro eroi alla riscossa, a trent’anni apprezzerete la riflessione sugli eccessi del potere, sulla pericolosità delle fake news e sulla fragilità di ogni democrazia.

Classificazione: 3.5 su 5.
J.K. Rowling
L'Ickabog
Salani 2020
320 pp, traduzione di Valentina Daniele

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