Le copertine razionaliste di Harry Potter

Il 21 gennaio 2021 Salani ripubblicherà tutta la saga di Harry Potter con nuove copertine, disegnate dall’architetto Michele De Lucchi. La casa editrice ha svelato le illustrazioni su Internet: «A livello internazionale – spiega Salani – mancava ancora un progetto di questo tipo. Il successo di Harry Potter incontra l’eccellenza italiana dell’architettura e del design nel mondo».

Le reazioni non sono delle migliori, per usare un eufemismo. A leggere i primi commenti scritti dagli appassionati su Facebook e Instagram, la bocciatura è pressoché unanime. Al di là delle espressioni colorite, per la maggior parte dei critici le nuove copertine sono fredde e non rappresentano lo spirito della saga. Altri puntano il dito contro l’ennesima, superflua, ripubblicazione dei sette volumi, con una traduzione – riveduta e corretta qualche anno fa dal linguista Stefano Bartezzaghi – che i fan della prima ora non hanno mai digerito.

In effetti la storia delle diverse edizioni di Harry Potter, dalla prima del 1998 a quella stile “Design Week” che uscirà nel 2021, si fa sempre più intricata. In vent’anni sono cambiate le copertine, i romanzi sono stati tradotti una seconda volta, le edizioni speciali non si contano più: si va da quella (splendida) con le illustrazioni di Jim Kay, fino all’ultima realizzata dallo studio MinaLima, che contiene «otto inediti elementi interattivi, tra cui la vera lettera di Hogwarts da aprire!».

Io ho letto Harry Potter e la pietra filosofale con la prima edizione del 1998, senza procedere con gli altri volumi della saga. L’ho ripresa in mano negli anni scorsi e l’ho “bevuta” dall’inizio alla fine. Per quanto riguarda le copertine, le primissime restano a mio parere le migliori; quanto alla nuova traduzione, non essendo cresciuto con quella originale non mi ha creato alcun disturbo (e comprendo bene le motivazioni che hanno spinto a ripubblicare i volumi sotto la supervisione di Bartezzaghi).

Per il resto, continuare a riproporre gli stessi libri con vestiti nuovi è un modo come un altro per tenere vivo l’interesse e fare cassa: nell’economia editoriale, è comprensibile. L’idea di far incontrare il mondo di Harry Potter con quello del design lascia però abbastanza spiazzati: un conto è Hogwarts, un conto è il Salone del Mobile. «Mancava ancora un progetto di questo tipo» dice la casa editrice, ma se nessuno ci ha pensato prima un motivo ci sarà.

Il mondo evocato dai sette romanzi della Rowling è agli antipodi dal razionalismo di quei disegni, che in sé sono anche apprezzabili, a patto però di non associarli a Harry Potter. Per fare cassa, bastano e avanzano le riedizioni in pop-up.

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