La prima ondata non ha ucciso l’editoria

Alla fine di maggio, l’AIE (Associazione Italiana Editori) ha pubblicato un report drammatico sul mercato del libro alle prese con la prima ondata di Covid-19. Si parlava – ed era comprensibile – di crisi epocale, di librerie a rischio sopravvivenza, di fatturati a picco. All’epoca, con una punta di ottimismo, scrissi che «il coronavirus non ucciderà l’editoria: il settore si riprenderà e alla lunga il numero dei lettori potrebbe anche crescere rispetto agli anni passati». Cinque mesi più tardi, un nuovo report dell’AIE – presentato in occasione della Buchmesse di Francoforte – sembra confermare la previsione: il virus non ha ucciso l’editoria, grazie al cielo, e sembrano esserci buone prospettive per il futuro. Al netto di altri lockdown.

Le vendite

Secondo le elaborazioni AIE su dati Nielsen, il calo delle vendite di romanzi e saggi rispetto allo scorso anno (il periodo considerato è 1 gennaio-27 settembre) è pari al 7 per cento; a luglio era dell’11 per cento, ad aprile – in pieno lockdown – del 20 per cento.

Nel corso del lockdown le vendite online hanno toccato una quota compresa fra il 60 e il 70 per cento di mercato (con una media del 48 per cento tra gennaio e aprile). Era prevedibile che la riapertura dei negozi avrebbe riportato parte dei clienti dai librai di fiducia. In effetti è stato così: la quota delle vendite online è ora del 43 per cento. Resta comunque molto alta rispetto al 2019 (con una media annua del 27 per cento): «I prossimi mesi – osservano gli editori – ci diranno se il 43 per cento di quota di mercato raggiunto dagli store online si consoliderà anche negli anni a venire. In tal caso, il lockdown avrebbe accelerato una tendenza di crescita a discapito dei punti di vendita fisici già in atto da tempo».

La produzione

Il cielo si rischiara anche sul fronte della produzione. Con il lockdown gli editori hanno rimandato la pubblicazione di migliaia di titoli: tra il 9 marzo e il 5 aprile si parlava del 77 per cento in meno di titoli pubblicati rispetto al 2019. Dalla fine di maggio le case editrici sono tornate a stampare: il recupero è stato forte, siamo arrivati a una flessione del 13 per cento rispetto al 2019.

Gli ebook meritano un discorso a parte. La pandemia ha fatto impennare la produzione di titoli digitali (il picco è stato +25 per cento rispetto al 2019), ora che la carta ha recuperato la crescita si è assestata al 13 per cento in più sul 2019.

La reazione e le incognite

Passati i mesi della grande paura, il presidente di AIE è più ottimista:

Si conferma il recupero dopo il lockdown che già avevamo evidenziato a luglio. L’editoria ha subito gravi danni dalla crisi epidemica, ma allo stesso tempo ha mostrato una capacità di reazione e adattamento al nuovo contesto sorprendente. Rimane ovviamente, soprattutto in questi giorni, la preoccupazione per l’andamento della pandemia che getta un’incognita sul mondo del libro, così come su tutta l’economia nazionale, europea e mondiale.

Ricardo Franco Levi, presidente dell’AIE

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