La biografia dell’Atlantico

Nelle scorse settimane mi sono deciso a leggere Atlantico di Simon Winchester, un viaggio (storico, letterario, geografico e sociale) dentro il “nostro” oceano che ha riposato per anni sugli scaffali della mia libreria.

Il libro è molto lungo, 484 pagine, e non è affatto una lettura leggera. Lo dico subito, mi aspettavo qualcosa di diverso: tratto in inganno dal sottotitolo – “Grandi battaglie marine, scoperte eroiche, tempeste titaniche e un vasto oceano di un milione di storie” – ero pronto a immergermi in pagine trascinanti e piene di suggestioni, aderenti alla realtà ma con ampie sfumature letterarie e narrative.

Mi sono ritrovato invece fra le mani un saggio molto serio, ricchissimo di contenuti e scritto con rigore accademico. Arrivare in fondo non è una passeggiata, ci sono pagine e dettagli di cui avrei fatto a meno, ma alla fine ci si sente un po’ più ricchi. Insomma, gli sforzi sono ampiamente ripagati.

La foto di copertina è stata scattata da Robert Capa nel 1941. Rappresenta un convoglio di navi alleate sulla rotta dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna visto dal ponte di una nave cargo della Cunard Line.

Due parole sull’autore. Simon Winchester è un giornalista inglese, residente negli Stati Uniti, con un curriculum pazzesco: ha girato il mondo e ha scritto reportage per giornali e riviste che spaziano dal “Guardian” al “National Geographic”. Tra i suoi libri va ricordato anche Il professore e il pazzo, la storia (incredibile) della nascita dell’Oxford English Dictionary trasformata nel 2019 in un film con Sean Penn e Mel Gibson.

Il saggio è strutturato come una biografia, dalla nascita dell’Atlantico alla sua inevitabile estinzione. Le prime pagine sono quelle più ostiche, sempre che non siate appassionati della genesi dei mari e dei continenti, poi è un lento crescendo: Winchester racconta gli esploratori più o meno celebri (Colombo è uno dei tanti e non è stato il primo ad attraversare le acque atlantiche), ci mostra come artisti e letterati abbiano interpretato l’oceano, descrive le navi dei pirati e quelle utilizzate per la tratta degli schiavi.

La seconda parte del saggio è dedicata al presente e al futuro, la storia lascia spazio alla sociologia e alla politica. Oggi l’uomo non ha più paura dell’Atlantico, lo sfrutta fino a esaurire le riserve di pesce e lo inquina con le sue navi, lo attraversa distrattamente a bordo di un aereo, non si cura dell’innalzamento delle acque causato dal riscaldamento climatico. È come se tante tragedie dettate dalla superbia – a partire dal collasso del Titanic – non avessero insegnato niente:

Non si può che provare vergogna e frustrazione: inquiniamo il mare, lo saccheggiamo, gli manchiamo di rispetto, lo disprezziamo, lo vediamo come una semplice distesa di peltro martellato mentre lo sorvoliamo con i nostri aerei inquinanti – dimenticando o ignorando che esso è l’origine di ogni forma di vita sulla terra, la fonte da cui veniamo tutti noi. E l’Atlantico, il primo oceano del mondo a essere stato scoperto, attraversato e conosciuto, è di gran lunga il più inquinato, il più saccheggiato, il meno rispettato, il più disprezzato.

Alla fine, in ogni caso, vincerà lui. Indifferente al destino della razza umana, l’oceano resterà lì – “in un modo o nell’altro, in una forma o nell’altra, e forse sotto nomi diversi da quello che rende onore ad Atlante, le sue acque esisteranno sempre, fino a che esisterà il pianeta”.

Classificazione: 3 su 5.
Simon Winchester
Atlantico
Adelphi 2013
484 pp, traduzione di Jacopo M. Colucci

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